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Startup: significato, ciclo di vita e requisiti della startup innovativa

Il termine startup è entrato nel linguaggio di tutti i giorni, ma il suo significato viene spesso confuso con quello di una qualsiasi nuova impresa. In realtà…

Giovani colleghi che lavorano insieme davanti a un monitor

Il termine startup è entrato nel linguaggio di tutti i giorni, ma il suo significato viene spesso confuso con quello di una qualsiasi nuova impresa. In realtà una startup è un'azienda giovane che prova a costruire un modello di business nuovo, ripetibile e capace di crescere in fretta, quasi sempre grazie alla tecnologia o all'innovazione. In Italia esiste poi una figura giuridica precisa, la startup innovativa, con requisiti e agevolazioni stabiliti dalla legge. Vediamo con ordine che cosa vuol dire, come si sviluppa una startup nel tempo e quali regole valgono oggi nel nostro Paese.

Startup: significato della parola

La parola viene dall'inglese to start up, cioè avviare, mettere in moto. Nell'uso comune indica un'impresa nella sua fase iniziale, ma l'idea che c'è dietro è più specifica: una startup non nasce per replicare un'attività già nota (un bar, un negozio, uno studio professionale), bensì per sperimentare una soluzione nuova a un problema reale, verificando sul campo se esiste un mercato disposto a pagarla.

Per questo una startup lavora in condizioni di forte incertezza. Non sa ancora con precisione chi saranno i clienti, quanto costerà acquisirli e quale prezzo sarà sostenibile. Gran parte del suo lavoro, nei primi anni, consiste nel trasformare queste incognite in dati, con prove, prototipi e prime vendite. Quando trova un modello che funziona, l'obiettivo diventa crescere rapidamente, spesso con l'aiuto di capitali esterni.

Le differenze con una piccola impresa tradizionale

Non ogni nuova azienda è una startup. Una piccola impresa tradizionale punta di solito a un mercato conosciuto e a una crescita graduale, finanziata con i propri ricavi o con un prestito bancario. Una startup, invece, accetta di perdere denaro all'inizio pur di sviluppare un prodotto innovativo e conquistare quote di mercato, e per farlo cerca spesso investitori disposti a entrare nel capitale.

AspettoStartupPiccola impresa tradizionale
Modello di businessNuovo, da verificareGià noto e collaudato
Obiettivo di crescitaRapida e su larga scalaGraduale e locale
Finanziamento tipicoCapitale di rischio (business angel, fondi, crowdfunding)Mezzi propri e credito bancario
Livello di rischioAltoPiù contenuto
Ruolo della tecnologiaSpesso centraleDi supporto

Il ciclo di vita di una startup

Ogni percorso è diverso, ma le fasi che si incontrano più spesso sono abbastanza riconoscibili.

  • Idea e pre-seed: i fondatori individuano un problema, studiano il mercato e costruiscono un primo prototipo, di solito con risorse proprie o di amici e familiari.
  • Seed: arriva un primo prodotto minimo funzionante, utile per raccogliere riscontri dagli utenti. In questa fase entrano spesso business angel, incubatori o acceleratori.
  • Early stage: il prodotto trova i primi clienti paganti e il team si allarga. Qui si cercano i primi round di venture capital per finanziare lo sviluppo.
  • Crescita e scale-up: il modello è dimostrato e l'impresa investe per espandersi, anche all'estero, con round di importo maggiore.
  • Exit o maturità: la startup viene acquisita da un'altra azienda, si quota in Borsa oppure diventa un'impresa stabile. Molte, però, non arrivano a questo punto e chiudono prima.

Non esiste una durata fissa per ciascuna fase: dipende dal settore, dal mercato e dalla capacità del team di imparare in fretta dai propri errori.

La startup innovativa in Italia: i requisiti

In Italia la startup innovativa è stata introdotta dal decreto-legge 179/2012 (il cosiddetto Decreto Crescita 2.0), poi modificato più volte, in modo rilevante dalla legge 193/2024, la Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2023. Per ottenere lo status bisogna iscriversi nella sezione speciale del Registro delle imprese tenuto dalle Camere di commercio. Secondo il portale dedicato del Registro delle imprese e la scheda di approfondimento di Unioncamere aggiornata dopo la riforma, i requisiti obbligatori sono questi:

  • essere una società di capitali, anche cooperativa, che sia micro, piccola o media impresa;
  • essere costituita da non più di 60 mesi;
  • avere la sede principale in Italia, oppure in un altro Stato dell'Unione europea con una sede produttiva o una filiale in Italia;
  • dal secondo anno, un valore della produzione annua non superiore a 5 milioni di euro;
  • non distribuire e non aver distribuito utili;
  • non avere azioni o quote quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione;
  • avere come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico, senza attività prevalente di agenzia o consulenza;
  • non essere nata da fusione, scissione o cessione di azienda o di ramo d'azienda.

A questi si aggiunge almeno uno dei tre requisiti alternativi: spese in ricerca e sviluppo pari ad almeno il 15% del maggior valore tra costo e valore totale della produzione; una squadra composta per almeno un terzo da dottori di ricerca, dottorandi o ricercatori, oppure per almeno due terzi da laureati magistrali; la titolarità, il deposito o la licenza di almeno una privativa industriale (per esempio un brevetto) o di un software registrato, legati all'attività dell'impresa.

Cosa è cambiato con la legge 193/2024

La riforma ha reso il regime più selettivo. Oltre al requisito di essere una micro, piccola o media impresa secondo la definizione europea, ha cambiato le regole sulla permanenza nella sezione speciale. Secondo la scheda Unioncamere, l'iscrizione vale per tre anni e può essere prorogata di altri due se la startup dimostra almeno uno di questi risultati: spese in ricerca e sviluppo salite al 25%, un contratto di sperimentazione con una pubblica amministrazione, una crescita di ricavi o occupazione superiore al 50% tra il secondo e il terzo anno, l'ottenimento di un brevetto, oppure una riserva patrimoniale oltre 50.000 euro, costituita con finanziamenti convertibili o aumenti di capitale da parte di investitori professionali, business angel, incubatori o piattaforme di equity crowdfunding, insieme a spese in ricerca salite al 20%. Per le imprese in forte crescita, le cosiddette scale-up, sono previste ulteriori estensioni di due anni, fino a quattro anni in più complessivi.

La stessa scheda segnala anche novità sul fronte degli incentivi per chi investe, come l'aumento al 65% della detrazione IRPEF per gli investimenti nel capitale di startup innovative, nei limiti del regime europeo de minimis. Le regole fiscali però sono tecniche e cambiano spesso: prima di investire o di presentare una domanda conviene verificare i dettagli con la propria Camera di commercio o con un commercialista.

Consiglio: prima di iscrivere la tua società nella sezione speciale, controlla di poter rispettare nel tempo almeno uno dei requisiti alternativi e, se pensi di restare oltre il terzo anno, uno dei criteri di proroga. Perdere i requisiti significa uscire dal regime e dalle sue agevolazioni.

Come si finanzia una startup

All'inizio i soldi arrivano quasi sempre dai fondatori stessi. Poi entrano in gioco i business angel, cioè privati che investono il proprio denaro nelle fasi iniziali, gli incubatori e gli acceleratori, il crowdfunding e infine i fondi di venture capital. Esistono anche strumenti pubblici: per esempio Smart&Start Italia, gestito da Invitalia, che concede un finanziamento a tasso zero, di norma pari all'80% delle spese ammissibili, ai piani d'impresa delle startup innovative di piccola dimensione costituite da non più di 60 mesi, per progetti tra 100.000 euro e 1,5 milioni. Qualunque strada si scelga, serve un business plan chiaro, che spieghi il problema, la soluzione, il mercato e i numeri.

Domande frequenti

Qual è il significato di startup in parole semplici?

È un'impresa giovane che prova a far funzionare un'idea nuova, spesso tecnologica, con l'obiettivo di crescere velocemente se il mercato risponde bene.

Ogni nuova impresa è una startup?

No. Una nuova attività che replica un modello conosciuto, come un negozio o un ristorante, è una nuova impresa ma non una startup nel senso proprio del termine.

Che differenza c'è tra startup e startup innovativa?

Startup è un termine generico. Startup innovativa è invece uno status giuridico italiano: lo ottiene solo la società che rispetta i requisiti di legge e si iscrive nella sezione speciale del Registro delle imprese.

Per quanto tempo si resta startup innovativa?

Dopo la legge 193/2024 l'iscrizione vale per tre anni, con una possibile proroga di due anni se si soddisfa almeno uno dei criteri previsti, e ulteriori estensioni per le scale-up.

Dove si verificano i requisiti aggiornati?

Sul portale startup del Registro delle imprese e presso la Camera di commercio competente, che gestisce l'iscrizione nella sezione speciale.

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