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Casco moto: tipi, omologazione ECE 22.06, taglia e quando cambiarlo

Il casco moto è l'unica protezione che la legge rende obbligatoria per chi guida e per chi viaggia come passeggero su ciclomotori e motocicli. Ma non basta…

Casco da moto rosa appoggiato su un tavolo bianco

Il casco moto è l'unica protezione che la legge rende obbligatoria per chi guida e per chi viaggia come passeggero su ciclomotori e motocicli. Ma non basta indossarne uno qualsiasi: deve essere omologato, della misura giusta e in buone condizioni. In questa guida vediamo i tipi di casco, cosa significa l'omologazione ECE 22.06, come scegliere la taglia e quando è il momento di sostituirlo.

Perché il casco moto fa davvero la differenza

I numeri sono chiari. Secondo il manuale dell'Organizzazione mondiale della sanità dedicato ai caschi, pubblicato nel 2023, un casco sicuro e di qualità riduce di oltre sei volte il rischio di morte in un incidente e fino al 74% il rischio di lesioni cerebrali. Anche la Commissione europea, nelle sue schede sulla sicurezza stradale, ricorda che circa l'80% dei motociclisti morti sulle strade europee ha subito un impatto alla testa e che i caschi integrali proteggono meglio di quelli aperti.

In Italia l'obbligo è previsto dall'articolo 171 del Codice della Strada, che impone a conducenti e passeggeri di ciclomotori e motoveicoli di indossare e tenere allacciato durante la marcia un casco conforme ai tipi omologati, come riportato anche dall'Istituto superiore di sanità. Chi non lo rispetta rischia una sanzione amministrativa e il fermo del veicolo per sessanta giorni; se il passeggero senza casco è un minore, ne risponde il conducente.

I tipi di casco moto: integrale, modulare e jet

Le famiglie principali sono tre, e ciascuna ha pregi e limiti.

  • Integrale: calotta unica con mentoniera fissa. È il tipo che offre la protezione più completa, perché copre anche mento e mandibola. È la scelta più indicata per chi fa molti chilometri, va su strade extraurbane o guida moto sportive.
  • Modulare: ha una mentoniera che si solleva. È comodo per chi porta gli occhiali o si ferma spesso, ma il meccanismo aggiunge peso. Non tutti i modulari sono uguali: alcuni sono omologati per essere usati anche con la mentoniera aperta, altri solo chiusi.
  • Jet: lascia scoperto il viso, spesso con una visiera lunga. È leggero e fresco, molto diffuso in città sugli scooter, ma non protegge la parte inferiore del volto.

Esistono anche caschi da fuoristrada, con frontino e senza visiera, pensati per l'uso con occhiali specifici.

TipoSigla sull'etichettaProtezione del visoUso tipico
IntegralePCompleta, mentoniera fissaViaggi, strade extraurbane, moto sportive
Modulare con doppia omologazioneP/JCompleta se chiuso, parziale se apertoTurismo, chi porta occhiali
Modulare o con mentoniera non protettivaNPLa mentoniera non è considerata protettivaUso urbano
JetJAssente sulla parte inferioreScooter in città, brevi tragitti

Omologazione ECE 22.06: cosa significa

In Europa i caschi vengono omologati secondo il Regolamento n. 22 della Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite (UNECE). La versione attuale è la "serie 06", da cui il nome ECE 22.06. Come comunicato dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti con una circolare del novembre 2020, la serie 06 è entrata in vigore il 3 gennaio 2021, sostituendo la precedente 22.05, rimasta in uso per circa vent'anni.

Le novità principali riguardano le prove di laboratorio:

  • urti rotazionali: oltre agli impatti lineari, si misura l'effetto delle rotazioni della testa, legate a gravi lesioni cerebrali;
  • più punti di impatto e più velocità: si testano impatti anche a velocità più basse, frequenti negli incidenti reali, e alcuni punti aggiuntivi scelti a caso tra quelli previsti, quindi non prevedibili in anticipo;
  • visiere più resistenti: la prova di impatto con una piccola sfera d'acciaio lanciata ad alta velocità è più severa rispetto alla 22.05;
  • visierini parasole interni: per essere considerati visiere devono superare le stesse prove delle visiere esterne.

Il passaggio alla 22.06 è stato graduale. Dopo l'entrata in vigore del 2021, dalla metà del 2022 le nuove omologazioni sono state rilasciate solo secondo la 22.06 e dalla metà del 2023 è terminata la produzione di caschi 22.05. Il regolamento consente inoltre ai singoli Paesi di vietare la vendita dei caschi delle serie precedenti a partire da 36 mesi dall'entrata in vigore, cioè dall'inizio del 2024. Oggi, quindi, i caschi nuovi in commercio sono in larghissima parte omologati 22.06, ed è questa l'omologazione da cercare quando se ne compra uno.

Chi possiede già un casco 22.05 in buono stato può continuare a usarlo: le nuove regole riguardano produzione e vendita, non l'utilizzo da parte dei motociclisti. Resta il fatto che si tratta di caschi progettati secondo prove meno severe e, ormai, non più giovanissimi.

Come leggere l'etichetta del casco

L'etichetta di omologazione è cucita di solito sul cinturino o all'interno della calotta. Contiene una "E" in un cerchio seguita da un numero che indica il Paese che ha rilasciato l'omologazione: E3, per esempio, corrisponde all'Italia. Il numero di omologazione che inizia con "06" indica la serie 22.06. Le sigle P, J, NP e P/J indicano invece il tipo di protezione del viso, come riassunto nella tabella. Infine c'è un numero di serie progressivo del singolo casco.

Consiglio: prima di comprare un casco, anche nuovo, controlla l'etichetta. Un numero di omologazione che inizia con 05 indica un casco 22.05, e una sigla NP su un modulare significa che la mentoniera non va considerata una protezione.

Come scegliere la misura giusta del casco moto

Un casco troppo largo può spostarsi o sfilarsi durante un urto; uno troppo stretto diventa scomodo e distrae dalla guida. Le istruzioni dei produttori indicano di misurare la circonferenza della testa con un metro da sarta, appoggiandolo appena sopra le sopracciglia e sopra le orecchie e facendolo passare sul punto più sporgente della nuca. Il valore in centimetri si confronta poi con la tabella taglie del modello.

La misura è solo un punto di partenza, perché le forme interne cambiano da marca a marca. Quando si prova il casco conviene:

  • indossarlo per qualche minuto e verificare che non ci siano punti di pressione dolorosi;
  • controllare che, muovendo la testa, il casco non ruoti né scivoli;
  • allacciare sempre il cinturino in modo che resti aderente sotto il mento;
  • provare più modelli prima di decidere.

Quando cambiare il casco

La regola più importante riguarda gli urti: dopo una caduta o un colpo violento il casco va sostituito, anche se all'esterno sembra integro. La calotta interna in polistirolo assorbe l'energia deformandosi e il danno può non essere visibile.

Anche senza incidenti, i materiali invecchiano. Alcuni produttori consigliano di non usare lo stesso casco per più di cinque anni: conviene leggere le indicazioni del manuale del proprio modello. Altri segnali da non ignorare sono imbottiture schiacciate che rendono il casco largo, cinturino o chiusura usurati e visiera graffiata che riduce la visibilità. Per la pulizia si usano acqua e sapone neutro: solventi, benzina e prodotti chimici possono danneggiare i materiali, così come forare la calotta, verniciarla o modificarla.

Domande frequenti

Il casco 22.05 è ancora valido?

Sì, chi ne possiede uno può continuare a usarlo: le regole transitorie riguardano produzione e vendita. Per un acquisto nuovo, però, conviene scegliere un casco omologato 22.06.

Il casco jet è legale?

Sì, il casco jet omologato è ammesso. Protegge però meno di un integrale, perché lascia scoperta la parte inferiore del viso.

Cosa vuol dire P/J su un casco modulare?

Significa che il casco ha superato le prove sia come integrale sia come jet, quindi può essere usato con la mentoniera chiusa o aperta.

Ogni quanto si cambia il casco moto?

Subito dopo un urto violento. In assenza di incidenti, segui le indicazioni del produttore: alcuni consigliano di non superare i cinque anni di utilizzo.

Il passeggero deve indossare il casco?

Sì, l'obbligo vale per conducenti e passeggeri di ciclomotori e motoveicoli. Se il passeggero è un minore, della violazione risponde chi guida.

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