EICMA 2026, studio Oxford Economics: la moto vale 35,1 miliardi di Pil in Europa
Presentato a EICMA lo studio di Oxford Economics: le due ruote valgono 35,1 miliardi di Pil in Ue e Regno Unito, con 481.600 posti di lavoro. Italia al 23%.

Il settore delle moto e degli scooter vale 35,1 miliardi di euro di Pil nell'Unione europea e nel Regno Unito, sostiene 481.600 posti di lavoro e genera 20,6 miliardi di entrate fiscali. Sono i numeri dello studio "The Economic Importance of Motorcycles to Europe" di Oxford Economics, basato su dati 2024 e presentato giovedì 5 novembre a EICMA, a Rho, durante la conferenza Motonomics organizzata da ACEM e Confindustria ANCMA.
Dove si crea il valore
La parte più grande arriva da produzione, vendita e riparazione di moto e componenti: 26,7 miliardi di Pil e 356.700 occupati. Caschi, abbigliamento tecnico e protezioni valgono 5,7 miliardi e quasi 89.000 posti, mentre gare, fiere ed eventi pesano per 2,7 miliardi e circa 36.000 addetti. Secondo lo studio, ogni euro di Pil diretto ne sostiene altri 2,30 nel resto dell'economia. Italia e Germania contano ciascuna per il 23% del valore complessivo, seguite da Francia, Regno Unito, Spagna e Austria.
Pendolari e parcheggi
In Europa circolano circa 42 milioni di moto e 6,4 milioni di persone le usano ogni giorno per andare al lavoro, con un risparmio stimato di circa 580 euro l'anno a testa. Lo studio calcola anche uno scenario ipotetico: se il 5% dei pendolari in auto passasse alle due ruote, si risparmierebbero 28 milioni di giornate di viaggio e 2,6 milioni di tonnellate di CO2, liberando 124 chilometri quadrati di parcheggi.
Il nodo del commercio
Più critico il quadro degli scambi. Nel 2025 le esportazioni extra Ue sono scese del 22% a 2 miliardi, mentre le importazioni sono salite del 12% a 3,9 miliardi, con un deficit di 1,9 miliardi, quasi il doppio del 2024. Le vendite verso gli Stati Uniti sono calate del 40%, in un contesto di dazi più alti sulle moto europee, e l'import di moto cinesi oltre i 250 cc è cresciuto del 52%. Il presidente di Confindustria ANCMA, Mariano Roman, ha osservato che l'aumento delle immatricolazioni non porta in automatico più produzione e redditività, e ha chiesto regole proporzionate e reciprocità negli scambi.
Fonti: ANSA, Italpress, Affaritaliani






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